| Giorgio Petrosyan |
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Spesso gli italiani hanno il b Diventa sempre difficile parlare dei grandi, rischi di usare troppa enfasi o di toccare un icona e crearti “nemici”, ma chi come me, da sempre è abituato a parlare, sa il rischio che corre. Giorgio Petrosyan, premetto, non lo conosco di persona, l’ho visto spesso combattere, da spettatore, sui video in internet, ed è lì che il combattente, l’uomo, mi ha colpito. Da piccolo ho sempre pensato che gli uomini li vedi all’angolo, quando soffrono, quando sono chiusi, soli, impauriti, quando conosco la vera anima di se stessi, lo penso ancora, ed ancora penso, che lui ha una qualità, vista in pochi campioni, quella del rispetto cavalleresco del suo avversario. C’è chi vede in un combattimento, calci e pugni, c’è chi ci vede violenza, chi vede un bisogno di espressione di problemi interiori e rabbia, io da sempre ci vedo una cavalleresca poesia, la stessa poesia della ricerca, della comprensione del dolore, che ascolto in Leopardi. Questo mi ha sorpreso, oltre la sua splendida tecnica, oltre quella faccia da giocatore di poker, da baro, dalla quale nulla traspare, se non un senso di velato sorriso nei confronti delle sue capacità, nei confronti di quell’avversario, curato sapientemente a calci e pugni, come un dottore con un paziente, al quale procurerà certo, dolore e ferite, ma nel rispetto sacrosanto dell’uomo. Petrosyan nel mio osservarlo è tutto questo, nell’umiltà della sua forza, sicuramente, qualcosa di più, perché come diceva il Grande Clay, “…quando sei il migliore, come lo sono io, è difficile essere modesti….” , concordo pienamente. Così tra i media che non lo considerano, gestiti da pseudo giornalisti sportivi e lettori interessati più al gossip che allo sport, tra chi lo immola, chi lo divinizza, chi se lo sente amico, senza neppure conoscerlo, quello che ancora più mi colpisce, è il suo essere semplicemente se stesso, ecco, tra tanti “buffoni” nelle arti marziali, tra tanti inventori di presunte tecniche, di istruttori improvvisati o istruttori pseudo campioni di federazioni di 5 individui o poco più, adoro chi sa vincere, chi sa vincere quello che nessun altro italiano ha mai vinto e semplicemente…. Umilmente, tace ! |

















rutto vizio, quando qualcuno parla, presi dall’idea di avere sempre e comunque ragione, che si tratti di qualunque cosa, di dire due frasi tristi e antipatiche: tu non sai con chi stai parlando, oppure, ma te chi sei ?, beh spesso per esprimere quello che senti non conta chi sei, conta esprimersi e, le mie espressioni, riguardano un personaggio noto ai marzia listi Giorgio Petrosyan.