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spesso mi trovo a scontrarmi con una realtà che poco mi piace, solo ora, dopo anni di allenamento, di coscienza corporea, di comprensione della respirazione, di allenamento quotidiano, in parte comprendo, il perché del segreto che da sempre ha aleggiato attorno a queste discipline, lo comprendo in parte e lo potrei sintetizzare: “ dai il potere ad un uomo se vuoi conoscere la sua vera natura…” accade infatti spesso che, non solo chi si avvicina alle arti marziali è uno sprovveduto in cerca di una fantomatica sorta di “potere”, ma soprattutto così è per chi lo insegna, cosa ancor più grave; se posso comprendere, infatti, la mancanza di equilibrio in un allievo, non posso tollerarla in colui che si fa chiamare Maestro, perché semplicemente non lo è. Al contrario, infatti, degli altri sport, dove questo è pur sempre vero ma in modo meno marcato, nelle arti marziali, per il profondo legame che s’instaura con il proprio maestro, dovuto in parte alla profonda ricerca nel subconscio di un individuo al fine di estrapolarne l’essenza spirituale e fisica, questo è intollerabile. C’è una profonda differenza tra sport e arte, lo sport ha un fine competitivo, l’arte semplicemente no. Ciò che per gli oriente è il più alto dei gradi, per noi occidentali non ha quasi senso o solo in parte, da alcuni, il senso intimo e profondo viene percepito, Maestro, colui che è a tal punto a conoscenza di un arte da poterla insegnare agli altri, una guida, un caposcuola, colui che rivela particolari doti nella consapevolezza della spiegazione, della comprensione. E’ per questo che, l’arte non si può vendere, l’arte si tramanda, si dona, si amplia con la comprensione reciproca ed il reciproco incontro; ecco da cosa nasce in primis il mio contrasto, se da una parte capisco che l’unica strada possibile verso la conoscenza è aprire la conoscenza, dall’altra capisco che così facendo, essa viene contaminata, incompresa, vilmente umiliata da coloro che, superficialmente la ignorano, la usano, ne traggono solo vile profitto. Vivo le arti marziali senza esaltazione, ho imparato negli anni a gustarle, come un bel corpo, ho imparato a soffermarmi ad ascoltarne, cogliendone le sfumature, le flessioni, ho imparato tramite loro, la comprensione dei segreti che regolano, vincolano, muovono e fanno pulsare il nostro corpo, conscio del fatto che, davanti a me, ho un viaggio ancora interminabile di scoperte, spesso leggo nomi, stili, tecniche, nuove, ma di nuovo non trovo nulla che non sia in fondo un fine. Chi combatte non conosce cosa sia la forza, chi usa le arti per un fine, non conosce cosa sia l’arte, ma del resto, in un mondo, dove esisti solo se sei sui giornali o in televisione, l’arte a poco spazio; a rischio di morte o spesso morta chiusa, nei segreti tramandati tra discepoli millenni fa in oriente, spero non muoia, dispersa tra tutto questo tutto che sa di niente in occidente, spero, possa trovare, tra gli i professionisti d’arte, tra i maestri, tra coloro che sentono e sanno, comprendono e fanno comprendere, esprimono e non finalizzano, linfa vitale per continuare ad esistere. Chi insegna al corpo, compie un atto di profonda consapevolezza, il corpo di ogni essere vivente è un miracolo, chi banalizza questo, dovrebbe semplicemente in cuor suo vergognarsi. Ma vergogna è un’altro vocabolo che come maestro conosciamo poco, presi dal fatto che poter essere liberi di fare, spesso troppo spesso, significa essere incapaci di comprendere e sentire. Le arti marziali, così come ogni forma d’arte, sono l’indicazione della strada, questa non può essere data da maestri che si sono persi. Quando qualcuno mi chiede perché insegno, difficilmente riesco a rispondere, perché sentirselo, volerlo non basta, serve profonda conoscenza, umiltà, forza, insegnare è prima di tutto capire, capire è ogni momento mettersi in discussione. Quando qualcuno mi chiede cosa insegno, non riesco a rispondere, perché l’arte del corpo, infondo, è una sola a prescindere da come sia più comodo o proficuo chiamarla. Forse insegno l’arte del sentire nel combattimento corporeo, o forse insegno semplicemente a prendere a calci e pugni un sacco. Ho incontrato molta gente nel mio ambiente, molti sbruffoni, molti arroganti, ricordo ancora i pochi maestri come un segno lasciato dentro il cuore, per il dono, per la grazia, per la forza. Oggi quando vedo un maestro non ho bisogno di metterlo alla prova, lo riconosco dai suoi silenzi. |